E’ancora in corso l’autopsia sui corpicini di Gaia e Maria Sofia, le due sorelline uccise ieri a Gela dalla madre che ha poi tentato di togliersi la vita. A condurre l’esame medico-legale è Cataldo Raffino, dell’istituto di medicina legale di Catania, al quale è stato conferito l’incarico da parte della Procura.

Sarà l’autopsia a stabilire se le bimbe sono morte a causa della candeggina, che sarebbero state costrette a bere, oppure per soffocamento.

I magistrati oggi hanno interrogato la madre delle piccole, Giuseppa Savatta, alla quale è stato notificato il fermo per duplice omicidio.

In una stanza del reparto di chirurgia dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela, dove la donna è ricoverata, il procuratore capo Fernando Asaro e il sostituto Monia Di Marco hanno chiesto alla madre delle piccole di ricostruire l’accaduto. Giusi Savatta, assistita dall’avvocato Pietro Pistone di Caltanissetta, avrebbe detto di averle uccise per “salvarle”, perché avrebbe avuto paura che una possibile separazione dal marito potesse allontanarla dalle figlie.

La donna ha pianto per tutto l’interrogatorio e sarebbe apparsa molto confusa, disperata per quello che è successo e a stento è riuscita a ricostruire quei terribili momenti: “Volevo morire anch’io”, ha detto ai magistrati, “volevo stare con le mie figlie”.

Anche il marito, ieri, è stato sentito dagli inquirenti e secondo quanto avrebbe dichiarato la moglie nel corso dell’interrogatorio sarebbe stato chiamato dalla donna poco dopo la tragedia.

A dare l’allarme avvisando carabinieri, poliziotti e soccorritori è stato il marito di Giusi Savatta che ha fatto appena in tempo a fermarla dal tentativo di suicidio.