Ha chiesto di essere interrogato dal gup di Caltanissetta che sta celebrando l’udienza preliminare sul cosiddetto caso Saguto. E si è difeso rilanciando. Carmelo Provenzano, docente all’università di Enna che, secondo l’accusa avrebbe ottenuto incarichi di amministratore giudiziario dall’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto ora sua coimputata, in cambio di regali e della tesi per il figlio, ha risposto per ore alle domande del pm.

E ha in più passaggi sottolineato come l’aiuto dato al figlio della giudice, accusata di corruzione e nel frattempo sospesa dalle funzioni e dallo stipendio, rientrava nella sua professione di docente. Tanto da avere nel tempo aiutato e consigliato anche altri studenti, come il figlio dell’attuale procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari. “Ma non mi risulta – ha detto Provenzano al gup che dovrà decidere il rinvio a giudizio di 19 persone – che le mie telefonate con altri studenti, come il figlio di Lari, siano finite agli atti del procedimento”.

L’esame di Provenzano proseguirà il 18 ottobre. L’inchiesta prende il via dalla Procura di Palermo che indagava su illeciti in un’amministrazione giudiziaria. I magistrati incappano nel nome di alcuni colleghi come la Saguto e sono costretti a passare le carte a Caltanissetta dove, all’epoca, Lari era procuratore. In poco più di un anno il Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo passa al setaccio anni di gestione della sezione misure di prevenzione del tribunale, ritenuta fiore all’occhiello dell’ azione antimafia e rivelatasi invece un centro di malaffare. Per i pm, per anni il presidente della sezione, il giudice Silvana Saguto, la “signora dei sequestri”, avrebbe gestito come fosse una cosa propria il sistema. Scegliendo gli amministratori giudiziari, chiamati a gestire patrimoni milionari appartenuti ai boss, tra chi, per avere incarichi e consulenze, era entrato nel suo cerchio magico e ricambiava con soldi, regali e favori.

Tra i favoriti, oltre a Provenzano, anche l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, tra i maggiori beneficiari dei favori del magistrato, che ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato potendo saltare l’udienza preliminare. Tra gli indagati anche l’allora studente Emanuele Caramma, figlio della Saguto, il marito e il padre della giudice e i magistrati Lorenzo Chiaramonte e Fabio Licata e Tommaso Virga.