L’accostamento fa raddrizzare i capelli in testa e può sembrare una forzatura di proporzioni abnormi ma nella città industriale fra le più inquinante d’Italia dove fin troppo spesso è lo stesso sistema di sorveglienza epidemiologica a lanciare gli allarmi, si sta studiando anche questo: l’inquinamento potrebbe essere una causa di neuropatie e disturbi dissociativi e depressione.

Lo studio del fenomeno è iniziato da poco più di un mese ed è legato all’enorme incidenza di suicidi a Gela. Nel solo 2016 se ne sono registrati circa 40 fra suicidi e tentati suicidi e il 2017 non è iniziato meglio. L’ultimo caso documentato risale al 14 febbraio qquando si è tolto la vita un ottico di 63 anni che si è impiccato nel magazzino del suo negozio.

Sotto accusa sono i metalli pesanti e l’inquinamento industriale legato a 60 anni di attività del petrolchimico. Uno studio sull’incidenza specifica di questo fenomeno non è stato mai fatto nell’area gelese, dove tuttavia, due campagne di ricerca dell’arsenico nel sangue e nelle urine, finanziate da Cnr e Regione Siciliana (la Sebiomag del 2008-2009 e la SePias del 2011) hanno permesso di accertare la presenza di questo metallo nel 25% di un campione di 500 persone individuato tra Gela, Butera e Niscemi.

L’arsenico pericoloso è quello organico (non smaltibile con le urine) riscontrato nel 27% di 250 persone selezionate nello stesso campione. Tuttavia, se per alcuni studiosi e ricercatori, come il tossicologo Francesca Di Gaudio, “le neuropatie sono prevedibili in un’area ad alto rischio ambientale, come Gela”, per molti medici, tra cui Giuseppe Arancio, psichiatra, “i metalli pesanti possono causare danni organici al cervello ma non danni funzionali”.

“Un soggetto – spiega il sociologo Angelo Margiotta, del centro di salute mentale (Csm) di Gela – può decidere di suicidarsi per mille motivi, indipendentemente dal danno biologico che i metalli pesanti possono aver causato al suo cervello”.

Di inquinamento a Gela si parla da decenni ma mai la vicenda è stata affrontatat in questo modo. Si è sempre parlato di incidenza tumorale, di prevalenza di alcune patologie respiratorie, di correlazione fra quattrlo diversi tipi di tumori a inquinamento.

A Gela, però, la spiegazione non convince tutti e la crisi sembra l’imputato popolare principale per spiegare i suicidi. fabbriche che chiudono, petrolchimico che licenzia, attività commerciali che vanno in malora poer la troppa disoccupazione diffusa ed il crollo del reddito pro capite sono la spiegazione data dai gelesi.

Ma questo non spiega la tragedia, ad esempio, dello scorso dicembre quando Giuseppa Savatta ha ucciso le sue due figlie di 7 e 9 anni prima di tentare a sua volta il suicidio. Non spiega i suicidi di giovane gelesi all’inizio del 2016. Insomma il germe del gravissimo disagio sociale si diffonde a Gela e capirne l’orgine è forse l’unico modo per tentare di arrestare questa corsa verso la morte