Gaia e Maria Sofia sono morte per avvelenamento, essendo state costrette dalla loro mamma a bere candeggina, oppure  per soffocamento, considerato che sulla gola delle bimbe sono stati trovati  i segni di un’energica pressione, quasi uno strangolamento?

Atroci interrogativi avvolgono la tragedia di Gela, la cittadina in cui Giusi Savatta, l’insegnate di sostegno precaria , alla ‘Ettore Romagnoli’, ha ucciso le sue figlie ed ha poi tentato il suicidio.

Sarà il medico legale Cataldo Raffino, dell’istituto di medicina legale di Catania, a eseguire l’autopsia sui corpi delle due sorelline di 9 e 7 anni uccise, ieri, dalla madre e a chiarire alcuni punti oscuri del duplice delitto.

Giusi Savatta, in preda alla depressione, dopo avere commesso quel terribile gesto nell’appartamento al primo piano di una palazzina al civico 5 di via Passaniti, ha tentato il suicidio, ingerendo anche lei della candeggina e tentando di impiccarsi col tubo flessibile della doccia, dove il marito, Vincenzo Trainito, di 48 anni, ingegnere, docente presso l’istituto per geometri “Ettore Maiorana”, l’ha trovata al suo rientro a casa, riuscendo poi a bloccarla mentre si dirigeva verso il balcone col proposito di buttarsi giù.

C’è il sospetto – ed è uno dei punti su cui stanno indagando gli investigatori – che Giusi Savatta possa avere agito in stato confusionale per il timore che il marito l’abbandonasse o che il duplice delitto sia la conseguenza di una patologia mentale mai dichiarata, come sospettano alcuni vicini, colpiti da certi suoi comportamenti definiti “strani”.

E’ stato il marito della donna ad ammettere agli inquirenti che con la moglie i rapporti da mesi erano tesi qualche alterco c’era stato all’interno della coppia, poiche’ il marito Vincenzo Trainito, insisteva affinché la donna, colpita dalla scomparsa del padre suicidatosi nel 2008, consultasse qualche medico.

“C’erano – ha detto il marito agli inquirenti – delle discussioni, ma non l’avrei mai lasciata. Non avrei mai potuto prevedere quanto e’ successo”.

Giusi Savatta, insegnate sempre precisa, puntuale, e seria, secondo il racconto di chi la conosceva, invece, ha ritenuto imminente la separazione e avrebbe ucciso le figlie, come detto ai medici dell’ospedale di Gela,  “per non farle soffrire” dopo la separazione”. “L’ho fatto per il loro bene…”: avrebbe ripetuto la donna in corsia, tra le lacrime.

Per la donna, da ieri è piantonata in ospedale, il procuratore di Gela Fernando Asaro ha emesso un fermo di polizia giudiziaria per duplice omicidio aggravato dall’averlo commesso sui discendenti.

Oggi a Gela è lutto cittadino e bandiere a mezz’asta in Municipio. E’ stato inoltre sospeso il servizio di filodiffusione attivo nel centro urbano per il periodo natalizio.