Perché vergognarsi di essere credenti?

La Fede non può essere imposta da nessuno e a nessuno, perché essa riguarda il cuore. Non può essere quindi dettata dalla paura o dal terrore, ma nasce da un sincero rapporto d’amore fra il credente e il creduto. Una Fede che non ha come inizio e come proprio fine l’amore non ha senso, è inautentica e inefficace, in parole povere non è Fede.

Bisogna saper distinguere la religiosità, dettata da paure e superstizioni, dalla Fede, rapporto intimo e duraturo con Dio, come bisogna saper distinguere l’ateismo, non credere in nessuna forma di divinità, dall’anticlericalismo, non credere nella Chiesa. Purtroppo la dilagante deculturazione ormai permea ogni ambito della nostra società occidentale, essa è dovuta alla nascita di un pericoloso individualismo e volontarismo, che distrugge l’oggettività della verità facendo della libertà individuale l’unico criterio della verità; questa deculturazione è la causa di tanta ignoranza, non soltanto terminologica ma anche logica e idealistica, una pericolosa ignoranza che sta distruggendo il sapere umano, costruito con secoli di sacrifici dai nostri avi.

L’ignoranza si accompagna alla superbia, che ci fa sentire più sapienti dei nostri antenati, considerati spesso stupidi e asini. In realtà sappiamo bene come le cose stiano al contrario, oggi non solo non si sa più leggere e scrivere, ma non si conoscono neanche le elementari regole di vita e di civiltà che sono la base di un corretto ed equilibrato cammino. Questa analisi, benché già nota, mi serve da preambolo per ciò che voglio affermare in questo articolo. Si è parlato in questi giorni di Fede, di ateismo, di Chiesa. Ovviamente il significato dato a questi termini è totalmente errato: si è parlato di Fede attribuendole il significato di religiosità, si è parlato di ateismo attribuendogli il significato di anticlericalismo, si è parlato di Chiesa attribuendole il significato di gerarchia.

Vediamo un po’ di spiegare correttamente come stanno le cose. Chi dice di essere ateo oggi, nella stragrande maggioranza dei casi è semplicemente un anticlericale, una sorta di antipatia-rigetto verso la Chiesa porta tanta gente a definirsi non credente, cosa del tutto errata, poiché il Divino non coincide con la Chiesa. La Chiesa infatti, comunità dei credenti in Cristo, non è Dio, ma nasce dall’unione di coloro che avendo sperimentato l’Amore di Dio in Cristo ne testimoniano al mondo la grandezza e la superiorità ad ogni altro amore umano-terreno. La testimonianza è necessaria e logica conseguenza di una Fede autentica, per cui sin dall’inizio i Cristiani hanno sempre portato a tutti la Lieta Novella, per portare a Cristo tutte le genti.

L’annunzio e la predicazione, tuttavia, non possono essere visti come una coercizione, infatti se non vi è accoglienza da parte di chi riceve l’annunzio, esso cade. Come la parabola del seminatore: egli passa a seminare e getta i semi, se essi cadono nel terreno buono fruttificano, se cadono tra le pietre muoiono. Così è per la Fede, il Cristiano con la parola e con l’esempio porta a tutti la Lieta Novella, sta poi a chi la riceve accoglierla o meno. Anche perché, come già sopra detto, se la Fede non si fonda sull’amore e la fiducia in Dio non ha alcun valore. Qualcuno commentando ha citato i sacramenti del Battesimo, dell’Eucaristia, della Cresima, affermando che essi provocano danni mentali ai bambini che subiscono la coercizione della Chiesa. Bisognerebbe dunque sapere che questi sacramenti non sono imposti dalla Chiesa (come i vaccini per intenderci), e neanche è fissata un’età entro cui essi devono essere amministrati, si possono ricevere dalla nascita alla morte, a qualunque età.

È un desiderio che nasce dal cuore dei fedeli che comprende questi sacramenti entro i primi anni di vita della persona. La Chiesa (intesa qui come Clero) ha accettato il sensus fidei dei cristiani e ha organizzato una vita sacramentale secondo il desiderio del popolo. Ciò non toglie che ciascuno liberamente scelga di non seguire questa prassi e di non battezzare o cresimare i figli da piccoli. Come si vede quindi non può esserci coercizione in qualcosa di così libero. La Fede è una scelta che nasce dal cuore, non mi stancherò mai di ripeterlo, una scelta spontanea e genuina.

Chi ha obbligato due milioni e ottocentomila persone a recarsi a Roma per i funerali del Venerabile Papa Giovanni Paolo II? Chi ha obbligato gli abitanti del neonato paese di Nowa Huta a celebrare la veglia di Natale insieme al Card. Wojtyła, quando il Regime non permetteva in Polonia la costruzione di nuove chiese? Chi ha costruito edicolette in ogni minima strada del più disperso paese dei monti? Chi ha spinto all’estremo sacrificio della vita S. Massimiliano Maria Kolbe e prima di lui centinaia di migliaia di cristiani in tutto il mondo? Chi obbliga i missionari a passare la vita fra disagi e sofferenze tra i deserti e le miserie? E così potrei continuare all’infinito. Non esiste una Fede imposta, la Fede è spontanea e porta gli uomini verso Dio, la Fede sostiene la vita degli uomini e guida la Chiesa.

Questa Fede per i Cristiani ha un Nome: Gesù, che è Speranza, che è Amore. Non si può accusare di coercizione la Chiesa soltanto perché accoglie e ratifica ciò che la Fede dei credenti chiede. E non ditemi che chi ci ha preceduto era ignorante e che “i tempi sono cambiati e le persone non credono più alle fiabe”, quasi che oggi noi siamo migliori di chi ci ha preceduto. Perché non furono solo i pastori e contadini (molto più intelligenti di tanti professoroni di oggi) ad avere Fede: come non ricordare poeti e letterati (Dante, Tetrarca, Manzoni…), filosofi (Agostino d’Ippona, Kierkegaard, Edith Stein…), medici e scienziati (Galileo, Zichichi…), artisti (Raffaello, Michelangelo…), politici (Sturzo, De Gasperi…) e ogni stato della popolazione dai re ai poveri. Erano tutti ignoranti quindi? Siamo solo noi l’unica generazione di geni e luminari? In realtà siamo molto più ignoranti di 50, di 100 di 1000 anni fa.

Tutto ce lo dice: dagli orrori ortografici agli insensati ragionamenti; anche la filosofia, l’antropologia, la sociologia hanno a malincuore accettato questa evidente verità coniando il termine di pensiero debole per indicare questo tempo di grande ignoranza intellettuale e culturale. In ultimo faccio mie le parole di dav che commentando dice: oggi va di moda essere atei, semmai dichiararsi credenti è la novità. Credere oggi è davvero difficile, e chi crede è coraggioso, chi è ateo (o meglio anticlericale sedicente ateo) va semplicemente dove va il vento di questa società frantumata nel suo esasperato secolarismo; chi crede è controvento e controcorrente, non di rado è oltraggiato, viviamo in una società che non perseguita fisicamente i Cristiani, ma li colpisce psicologicamente secondo una logica assurda che afferma: è figo non essere credenti, chi crede è stupido. Peccato che soltanto 1/8 della popolazione mondiale la pensi così.

E si, perché tutto il resto crede: che creda in Cristo, in Hallah, in Buddha o negli spiriti del bosco, negli alieni creatori o nella propria ragione, comunque crede. Coloro che non credono sono davvero un pugno di mosche e, se la matematica non è un’opinione, dobbiamo dire che Qualcuno esiste, Qualcuno che attira verso di sé l’amore, la speranza, la fede di miliardi di persone in ogni parte della terra. Chi è questo Qualcuno? Per me è Dio Padre Figlio e Spirito Santo, per altri ha un altro nome, ma tutti siamo d’accordo che Qualcuno c’è. E questo Qualcuno che chiama gli uomini a iniziare con Lui un rapporto di amore e fiducia e gli uomini sono chiamati a rispondere liberamente, senza paura o obbligazione, altrimenti la fede non sussiste.

Queste sono le parole di Catone il Censore: se volete chiudere gli occhi fatelo pure, ma non accusate di essere ciechi coloro che vedono la Luce.

“Legere et non intellegere neglegere est”

Catone il Censore

 

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13 Commenti a “Perché vergognarsi di essere credenti?”

  1. giuseppina scrive:

    Ieri l’agmento era “non vergognarsi di essere atei, e oggi e` non vergognarsi di essere credenti”.
    I credenti diciamo: IO ho fede>
    Ma che significa avere fede? FIDARSI! che cosa presuppone la sensazione di fidarsi? la conoscenza? e allora dico: io ho fede cioe` io conosco DIO?
    Dobbiamo dire IO HO QUEL GRANELLO DI SENAPE DI FEDE CHE MI VIENE DONATO….e ognuno di noi ha tanta fede quanta gliene e` concessa, questo distingue quello che noi chiamiamo santi!
    E` la fede che ci avvicina a Dio e che lo “costringe” a operare il miracolo!
    Ricordate la donna che in mezzo alla folla ercava di toccare Gesu` sapendo che …oh se solo fosse riuscita a toccarli il lembo del mantello…sarebbe sicuramente guarita! E quando Gesu` chiede: chi lo ha toccato e pietro dice:ma qui c’e` una tale folla che spinge e tu vuoi sapere chi ti ha tocato?
    Gesu` dice: IO HO SENTITO UNA FORZA USCIRE DA ME!
    e piu avanti quando i discepoli tornando da una missione riferiscono che non sono riusciti a combatte i demoni Gesu rispose: PERCHE~ DUBITAVATE IN CUOR VOSTRO!
    Questo e` avere fede: pregare di potere cambiare le cose che si possono cambiare e di accettare le cose che non si possono cambiare, e avere la saggezza per distinguere la differenza!
    Avere Fede significa Fidarsi di DIO SEMPRE, malgrado tutto!
    Un abbraccio a tutti.
    Ecco: questo e` il mio concetto di fede

  2. Giulio Trovato scrive:

    Non capisco quale sia la validità di questa frase:
    “se la matematica non è un’opinione, dobbiamo dire che Qualcuno esiste”.
    Se si intende forse che la verità sta dalla parte della maggioranza, questo è chiaramente sbagliato, oppure la maggioranza di tedeschi aveva ragione a volere, con Adolf hitler, lo sterminio della minoranza ebraica.
    Se questo è il livello degli argomenti di chi crede, mi chiedo come non ci si possa vergognare di credere in un amico immaginario come è questo fantomatico dio.

  3. Giuseppe scrive:

    “se la matematica non è un’opinione, dobbiamo dire che Qualcuno esiste”

    questa é una delle piú grosse m…..e mai sentite. Da sbellicarsi dalle risate…
    Suona quasi come la celebre frase di Homer Simpson: “Dio benedica i dei pagani…”.
    La logica é la stessa :)

    Caro Catone il Censore spero che ti intenda piú di Cristianesimo che di Matematica! :)

  4. giorgis scrive:

    Complimenti per la disamina. E’ un post approfondito e ben scritto. Vorrei aggiungere un’altra cosa sul concetto di fede, perchè per molti è qualcosa che hai o non hai. Anche questo è davvero troppo facile. Non è così. La Fede è come un fuocherello che deve essere sempre alimentato, deve essere nutrito proprio come si nutre il corpo, ci si deve documentare e non solo tramite la lettura della Bibbia e la Messa domenicale, che sono l’ABC, ma anche attraverso una formazione continua che approfondisca i comportamenti del quotidiano, l’esercizio delle virtù, la preghiera, la meditazione, la carità verso gli altri. Avere fede vuol dire anche fare di tutto per ricercarla e rafforzarla sempre, e vuol dire anche impegnarsi ogni giorno per fare bene il proprio lavoro, e per essere una persona coerente, che segue gli insegnamenti della chiesa e li mette in atto, non che dice io credo in Gesù e poi fa quello che gli pare. Questo spesso è difficile da realizzare perchè tutti sono esseri umani e tutti possono sbagliare. Essere cristiani non vuol dire essere perfetti, ma semplicemente essere consapevoli che dobbiamo lottare ogni giorno contro quella libertà individuale di cui parlavi, diventata criterio assoluto di verità, e vuol dire anche sapere che nonostante i nostri errori, Gesù ci perdona e ci continua ad amare.

  5. Catone il Censore scrive:

    A Giulio rispondo dicendo che quella frase è ovviamente provocatoria, il mio articolo non ha lo scopo di provare l’esistenza di Dio, ma di rispondere a un precedente articolo e, come si può notare, è un’ampia critica all’anticlericalismo, anche perché all’ateismo io non credo. Qualcuno disse che i credenti sono stupidi, bene se sono stupidi allora 6 miliardi di persone in tutto il mondo sono stupide e gli unici intelligenti sono coloro che dicono – dicono – dicono di non credere!!! Beh mi pare alquanto presuntuosa come affermazione. La mia frase dev’essere letta alla luce di queste presuntuose affermazioni. Se la stragrande maggioranza della popolazione mondiale (non di una nazione) crede allora sono due le possibilità: o sono tutti idioti o Qualcuno esiste! Tertium non datur.
    A Giuseppe rispondo come già in precedenza che la sua scarsa educazione non rende possibile alcun dialogo.

  6. Giuseppe scrive:

    Caro Catone, non ripiegare sul discorso dell’educazione quando vuoi rimediare ad una magagna che hai scritto. Tieni la scienza dei numeri lontana dalla religione, perché non legano affatto.

    Riguardo la tua affermazione “Qualcuno disse che i credenti sono stupidi, bene se sono stupidi allora 6 miliardi di persone in tutto il mondo sono stupide”: lo stesso ragionamento fu fatto per provare l’erroneitá di Copernico: “se tutto il mondo crede che il Sole gira intorno alla Terra deve essere vero!”
    Ahimé, tutto il mondo aveva torto…

    Comunque, non volermene male se mi accanisco. Mi sei tra l’altro simpatico!

  7. Giulio Trovato scrive:

    Dice Catone: “o sono tutti idioti o Qualcuno esiste! Tertium non datur.”
    Questo, in logica e’ un errore: si chiama “falsa dicotomia” o “falso dilemma” e te la smonto subito.
    Seguimi: errare e umano, e chi sbaglia non e necessariamente “idiota”, ma
    1) puo’ essere stato informato in modo del tutto errato
    2) puo’ essere stato informato in modo parzialmente errato

  8. Catone il Censore scrive:

    Ripeto che la frase è provocatoria contro chi ha affermato che i non-credenti sarebbero più intelligenti dei credenti e che nel passato erano più ignoranti di noi. Tutto l’articolo è scritto per rispondere a quell’affermazione. L’assioma poi è ovviamente una provocazione. Ad ogni modo voglio dire a riguardo dell’”informazione” che tu (Giulio) citi, non parliamo di una informazione ricevuta (infatti io non ho parlato di Dio o Adonai o Hallah etc…) poiché la frase riguarda il sensus fidei che è nel cuore dell’uomo e che ha portato gli uomini a credere in Qualcuno. In questa primitiva forma di religiosità non vi è un’”informazione” esterna al sentimento degli uomini. L’informazione subentra in un secondo momento con quella che viene comunemente chiamata Rivelazione (per gli ebrei è quella dei Patriarchi e di Mosè, per i Cristiani quella di Cristo, per i musulmani quella di Maometto etc…), qui subentrano già una serie di informazioni che danno a quel Qualcuno (a cui già gli uomini credono) un nome ed un’identità precisa. Lì vi è informazione, lì può esservi errore o parziale verità (altrimenti non si spiegherebbero le varie religioni), ma nel sentimento che ha portato gli uomini a credere in Qualcuno non vi è informazione, vi è piuttosto un’intrinseca predisposizione dell’uomo.

  9. Giulio Trovato scrive:

    Prendo atto della provocazione.
    Posso confutare facilmente la tua affermazione riguardo all’intrinseca predisposizione umana (quel supposto “sensus fidei” da te nominato), infatti non c’è alcun Qualcuno in religioni come la scintoista o la buddista. Non c’è un Qualcuno nella filosofia Confuciana che permea la spiritualità cinese (sto parlando di un miliardo e mezzo di cinesi, ossia una percentuale assai rilevante di umanità che non crede nel Qualcuno cui alludi).
    Aggiungo che posso puntare anche sul difetto maggiore della tua esposizione, e cioè il falso argomento “vox populi – vox dei”: davvero sei persuaso che un’idea è vera in misura della sua diffusione e accettazione? Davvero la terra rimane piatta per volontà popolare? Davvero il divino esiste solo perché la maggioranza lo crede? Davvero la terra rimane ferma mentre è il sole a ruotarle intorno in virtù della convizione dei maggiori astronomi della Corte? Davvero l’eretico deve essere purgato dalla colpa passandolo per il trattamento previsto nela “Malleus maleficarum” in base al pensiero condiviso dei pastori del gregge ?

    Come vedi, la bussola della logica tende a smarrirsi anche qui: una sensazione condivisa (foss’anche da tutti gli uomini e le donne del pianeta) ma non verificabile (o, se preferisci, falsificabile) rimane solo un pregiudizio, tanto più insidioso quanto più desiderato.

    Vorrei ripartire da un altro controesempio che già ti avevo dato e che non hai commentato: la sensazione che il popolo ebraico sia da sopprimere ha avuto molto seguito, e in un paese come la germania nazista, Hitler ha condotto una carneficina in nome della maggioranza che lo aveva eletto democraticamente con un programma fortemente antisemita.
    Fai attenzione al punto: quella che ora sappiamo essere una isteria COLLETTIVA di un intero popolo contro una minoranza come quella ebraica, rivela anzitutto che l’isteria collettiva ESISTE ed è attivabile nella nostra psiche.
    Il vantaggio psicologico dell’essere coinvolti in questa attività collettiva è di tipo simbiotico: quello di poter violare i diritti delle minoranze essendo protetti dalla responsabilità collettiva per atti di nefandezze senza uguali.
    Le religioni, quindi, non sono altro che isterie collettive permanenti e (più o meno) moderate, in cui gli adepti godono della protezione dell’effetto simbiotico di cui sopra. Qui non è affatto necessario dire che gli adepti sono stupidi o matti, ma soltanto che accettano il beneficio simbiotico che l’organizzazione religiosa propone (o impone) loro
    rinunciando, in cambio, a una parte più o meno rilevante della loro libertà individuale.

  10. Catone il Censore scrive:

    Ripeto che le religioni potrebbero anche essere “isterie collettive” ma non il sensus fidei dell’uomo. Anche nelle religioni-filosofiche vi è la fede, essa si esprime in modo differente dalla religioni-teologiche ma sempre fede rimane, perché rappresenta quella ricerca interiore dell’uomo nei confronti di un Alter (che sia un Altro o un’Altra cosa non fa differenza).
    L’esempio degli ebrei e del Nazismo non regge poiché esso si fonda su una informazione errata (e aggiungo secolare) che ha creato (aggiunto a una buona dose di terrorismo e propaganda) ciò che è avvenuto in quella triste pagina della storia. Il sensus fidei, come ho già detto prima, è precedente all’informazione religiosa, pertanto non si può mettere in dubbio. Il sensus fidei ci porta a dire in in termini oggettivi che vi è un Qualcosa/Qualcuno in termini soggettivi che l’uomo è predisposto ad accogliere un Qualcosa/Qualcuno. Da questo Qualcosa/Qualcuno alle religioni passa di mezzo l’informazione e lì può subentrare l’errore e l’”isteria collettiva”.
    Le due logiche che usiamo sono entrambe giuste ma, mentre io pongo l’accento sul sensu fidei primordiale tu consideri le religioni.

  11. Giolio Trovato scrive:

    Parto dalla questione degli ebrei.
    Naturalmente l’informazione iniziale sugli ebrei è errata.
    Allo stesso modo, qualunque informazione alla base dello sviluppo di un credo religioso può essere errata e altrettanto “secolare” e può generare gli stessi identici mostri, coma la storia bimillenaria della Chiesa Cristiana o quella millenaria dell’Islam (tanto per non fare che due esempi).
    Per quanto tu possa dare credito alle storie alla genesi della religione in cui credi, quel credito rimane un deposito soggettivo tuo, non generalizzabile ad altri credenti (tante sono le fedi) e tanto meno ai non-credenti (1 miliardo e mezzo almeno).
    Dal punto di vista dei non credenti e da quello dei diversamente credenti, le informazioni che hai tu sono parimenti “secolari”.
    Ergo, la genesi isterica collettiva di una fede è pari alle altre.

    Del “sensus fidei”
    Nella tua formulazione precedente il “sensus fidei” era quello “che è nel cuore dell’uomo e che ha portato gli uomini a credere in Qualcuno”.
    Io ti ho dato dimostrazione che, se quel “sensus” è presente, allora non necessariamente porta a un Qualcuno, tanti sono coloro nel mondo che non credono in un Qualcuno.
    E se ora degradi quel Qualcuno a un qualcosa, allora sono d’accordo, e lo sarebbe anche Spinoza, naturalmente (“Deus, sive Natura”).
    [ Mi meraviglio, tra l'altro che non ti accorgi della differenza: tra un qualcuno-persona e una qualcosa-cosa c'è l'abisso della Volonta' Creatrice; ma se a te sta bene così.... ]
    Ma una spiritualità come questa, in cui l’oggetto è una Cosa, non è differente dalla percezione empirica dell’esistente, e rende irrilevante qualunque escatologia in quanto non sensibile e quindi non necessaria alla contemplazione e allo studio (scientifico) dell’universo immanente.
    Questo Qualcosa è la natura come la conosciamo che è un ente che non ha nulla da comunicare o non ha nulla da dichiarare o da trasmettere agli umani.
    Il “sensus fidei”, quindi, è una scatola vuota priva di contenuto in attesa che le informazioni religiose “secolari” la riempiano, ovvero è un insieme vuoto, ossia una proposizione logicamente nulla che è irrilevante mettere o no in discussione ( e quindi la tua affermazione in merito non produce alcun effetto )

    E qualunque cosa si creda, è il solo contenuto della tradizione in cui si nasce, travasato dai nostri antenati nel nostro contenitore infantile.

    Insomma, Catone, un intervento dopo l’altro, un po’ alla volta abbiamo abbattuto tutte le religioni tradizionali! E noterai che anche il tuo stesso articolo si è svuotato di contenuti.

  12. Catone il Censore scrive:

    No, attenzione, io conosco bene la differenza tra l’Unus e l’Unum, il Qualcuno e il Qualcosa, ma, poiché la mia frase è stata non compresa, gradualmente sono sceso dal Dio al Qualcuno al Qualcosa. Il cammino ovviamente è inverso nel senso storico poiché il sensus fidei porta al Qualcosa, che poi si fa conoscere come un Qualcuno (sarebbe un pò lungo e noioso da spiegare in termini teologici ma in parole povere è così).
    Ma già in precedenza io accennai alla “fede” che va dagli alieni alla ragione (con tutte le implicanze di scienza e coscienza). Il voler credere a tutti i costi in Qualcosa è sintomo di una predisposizione naturale dell’uomo e quindi se l’uomo nasce già con un vuoto da colmare non vuol dire che esiste Qualcosa che colma questo vuoto?
    Non esiste persona al mondo che non creda in un Qualcosa. Ci sarà un motivo…

  13. Giulio Trovato scrive:

    Se sei sceso dal Qualcuno a Qualcosa, e’ perché ti ho dato dimostrazione che c’e’ una vasta platea di umanita’ che non crede nel Qualcuno.
    Se ora vuoi tornare sui tuoi passi e imporre il credo di un Qualcuno al mondo, allora lungo il percorso dovrai passare attraverso una massa di 1,5 miliardi di cinesi, almeno. Buona fortuna :-)
    Se poi vuoi partire dal Qualcosa per dimostrare che questo credere in Qualcosa ha un naturale e ineluttabile approdo nel credere in Qualcuno (quasi fosse un credere piu’ maturo o piu’ evoluto), non c’e’ teologia che tenga, perché questi due mondi possono essere separati e indipendenti (oltre che di qualita’ ben diversa, come illustrero’).
    Infatti:
    Credere in Qualcosa, per esempio avere una propria opinione del Mondo o del proprio posto in Questo Mondo, e’ ben diverso dal credere in Qualcuno, ossia dar credito al racconto degli avi sulla presenza fantomatica di un Amico (o piu’ Amici, piu’ o meno eterni, piu’ o meno potenti, piu’ o meno irascibili ) che a vario titolo ci propone un progetto di eterna salvezza personale o una pena infinitamente durevole.
    La differenza sta nel fatto che per credere in Qualcuno devo dar credito ai racconti di persone (fallaci) perdipiu’ non piu’ esistenti (e quindi il senso delle loro testimonianze, gia’ soggette ad errore, si disperde ancora di piu’ nelle 1000 interpretazioni possibili).
    Invece, per avere confidenza in Qualcosa, ad esempio nella Costanza e Regolarita della Natura, posso sollecitarLa e farLe dare risposte. Poiché le risposte sono sempre identiche (potrei descriverti il meccanismo del “doppio cieco e sarebbe un po’ lungo e noioso da spiegare in termini scientifici ma in parole povere è così), allora posso darLe credito, ovvero credere nel Qualcosa che e’ la Natura. Posso sempre verificare se le risposte sono identiche, e quindi in ogni momento ho la prova che il credito che do’ alla Natura e’ ben riposto.
    Non esiste un altro tipo di rapporto di confidenza verificabile come questo, e tantomeno lo e’ quello nei confronti di un Qualcuno, oltretutto questo Qualcuno e’ sempre diverso per ogni persona che te lo descrive: quante religioni e sette esistono nel mondo? A chi dar credito?
    Chi crede in un Qualcuno rivelato, che mezzi Razionali e Oggettivi ha per avere la stessa certezza del suo credere ?

    E a proposito della presunta predisposizione a credere non sono d’accordo con le tue tesi.
    “Credere” non e’ un verbo obbligatorio per nessuno. Posso aver fiducia nelle proprieta’ evidenziabili di costanza e regolarita’ della Natura senza doverle inserire in un dogma da credere. Il giorno in cui queste proprieta’ si rivelassero infondate potro cercare altri modi per rapportarmi col mondo (senza fare atti sacrificali ad alcuna divinita’ vendicatrice). Fino ad allora questi strumenti sono validissimi e sono imbattibili.
    E per inciso, io non ho alcun vuoto di “credenza” da colmare; e non sono certo l’unico, tu lo sai, altrimenti non ti saresti affannato a scrivere il tuo articolo.
    Se tu senti di avere questo vuoto, posso solo dire che si tratta di una sensazione soggettiva tua, che forse ha piu’ a che fare con la tua educazione (e abitudine) a credere, e al tuo modo di soddisfare i tuoi bisogni di certezze.
    E attenzione: rivendicare come reale questo vuoto primigenio attribuendola questa realta a una maggioranza di persone, fa tornare in mente l’immagine di quel caporale austriaco che riusci a dare forma a una nazione volta alla carneficina, convincendo un’altra maggioranza di persone che odiare gli ebrei era nella loro natura.

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